Sfide giuridiche e strumenti di tutela per il consumatore
Il fenomeno del greenwashing nel settore della moda, inteso come quella pratica di marketing ingannevole attraverso cui un brand si presenta come sostenibile ed ecologico mediante comunicazioni e immagini “verdi”, senza tuttavia adottare cambiamenti concreti, misurabili e verificabili nella propria filiera produttiva, occultando pratiche dannose e sfruttando il crescente interesse dei consumatori per la sostenibilità, è stato al centro di un convegno istituzionale ospitato dal Museo della Moda di Napoli – Fondazione Mondragone, dal titolo “Greenwashing nella moda: come evitarlo. Sfide giuridiche e strumenti di tutela per il consumatore”.
L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di approfondimento e confronto sulle molteplici implicazioni del fenomeno, analizzandone le ricadute sotto il profilo giuridico ed etico, nonché il suo impatto sulla tutela dei consumatori e dei lavoratori, sulla concorrenza leale e sulla responsabilità delle imprese.
Ideato dal Presidente del Rotaract Club Napoli Castel dell’Ovo, Dott. Marco Yurij Mennella, e dalla Presidente della Fondazione Mondragone, avv. Maria D’Elia, il convegno ha visto la partecipazione di numerosi partner e associazioni che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento: i Rotaract Club Portici-Ercolano Centenario e Napoli Posillipo, la Regione Campania, l’Associazione Laureati Suor Orsola Benincasa, l’Associazione forense “Piero Calamandrei” di Napoli, l’IPE, l’Associazione Italiana Giovani Avvocati – sezione di Napoli, e Napoli Made.
A moderare i lavori è stata la giornalista Santa Di Salvo, che ha saputo cogliere gli aspetti più critici del fenomeno, introducendo in modo puntuale e incisivo gli interventi dei relatori. Ad aprire il convegno è stata la professoressa Ilaria Amelia Caggiano, ordinaria di Istituzioni di Diritto Privato presso l’Università Suor Orsola Benincasa, con una relazione dal titolo “Greenwashing e informazione del consumatore”. Il suo intervento ha offerto una rilevante riflessione giuridica, mettendo in luce le criticità dell’ordinamento nel contrastare efficacemente il fenomeno, soprattutto in considerazione del fatto che i principali destinatari del greenwashing nella moda sono i consumatori, spesso inconsapevoli dell’inganno. Il professor Marco Calabrò, dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, è intervenuto evidenziando il ruolo centrale delle pubbliche amministrazioni nel contrasto alla disinformazione ambientale, sottolineando l’esigenza di un intervento statale incisivo e coordinato nel perseguimento di una sostenibilità effettiva e non meramente dichiarata. Particolarmente significativo è stato anche il contributo del professor emerito Mario Rusciano, dell’Università Federico II di Napoli, il quale ha ricordato come la sostenibilità non possa limitarsi alla dimensione esterna dell’impresa, ma debba necessariamente riguardare anche la sua organizzazione interna, a partire dal rispetto dei diritti dei lavoratori. Un’impresa che ambisce a definirsi sostenibile, ha sottolineato, deve innanzitutto tutelare le persone che vi lavorano. In tale prospettiva, è stato richiamato il tema critico delle grandi produzioni, in particolare nel settore del fast fashion, dove la sovrapproduzione è spesso sostenuta da condizioni di lavoro degradanti, talvolta con l’impiego di minori infraquattordicenni, privi di diritti, tutele e adeguate garanzie in materia di sicurezza.
Il confronto non si è limitato a un piano esclusivamente teorico. Grazie agli interventi degli imprenditori presenti, è stato possibile dimostrare come un modello di impresa realmente sostenibile sia non solo auspicabile, ma concretamente realizzabile. In tale direzione si è collocato l’intervento del professor Mario Mustilli, Presidente di Sviluppo Campania, che ha invitato le aziende a investire in innovazione autentica e strutturale. A concludere il convegno sono intervenuti anche gli stilisti Nino Lettieri e Saman Loira, insieme alla Maison Ugo Cilento, che hanno portato esempi concreti di come la moda possa trasformarsi in un vero laboratorio di sostenibilità.