Dalla SISSA alla Serie A


La scalata di Aindo nel mercato del Venture Capital

In Italia, la scienza e la tecnologia d’avanguardia non sono più circoscritte nei laboratori universitari ma, stanno vivendo una profonda trasformazione, diventando il carburante per una nuova generazione di scale-up ad alto potenziale, grazie a un attore chiave: il Venture Capital (VC).
Capire che cos’è il Venture Capital significa immergersi nel cuore finanziario dell’innovazione globale, dove grandi capitali agiscono come un motore di spinta per startup ad alto potenziale che scambiano quote societarie in cambio della liquidità necessaria a scalare i mercati internazionali in tempi record. Questa forma di investimento, dunque, si distingue dai canali bancari tradizionali per la sua natura di capitale di rischio puro, dove gli investitori finanziano un progetto e diventano partner strategici, accettando la possibilità di una perdita totale pur di intercettare la prossima idea tecnologica vincente, capace di generare rendimenti esponenziali. Il meccanismo si basa sulla capacità di individuare idee rivoluzionarie ancora in fase embrionale, fornendo non solo ossigeno monetario ma, anche competenze manageriali e network relazionali fondamentali per trasformare una piccola realtà locale in un leader di settore, destinato alla quotazione in borsa o all’acquisizione da parte dei grandi colossi industriali.
In questo scenario si inserisce Aindo, startup che nasce presso la SISSA di Trieste, mossa dalla missione di sbloccare il potenziale dei dati sensibili, attraverso un’innovazione che tutela la privacy, come spiega lo stesso CEO dell’azienda Daniele Panfilo

Ci siamo resi conto che nell’ambito dell’intelligenza artificiale, i modelli diventano sempre più velocemente delle commodity e quello che fa veramente la differenza sono i dati […] Quindi ci è venuto in mente da subito che, la richiesta e la necessità dei dati sarebbe stata sempre più grande e più impattante. […] Il trinomio tra privacy, innovazione e necessità di dati per addestrare soluzioni di IA, ci ha fatto capire che la tecnologia dei dati sintetici potesse servire a sbloccare l’enorme patrimonio informativo in diverse industre […] quindi, da quella che era una ricerca accademica, abbiamo capito che, effettivamente, questo tipo di soluzione toccava ambiti strategici della crescita e dell’adozione dell’intelligenza artificiale.

Con un round in Serie A da 6 milioni di euro, guidato da United Ventures e “con la partecipazione dell’investitore esistente Vertis SGR attraverso il fondo Vertis Venture 3 Technology Transfer”, Aindo dimostra che il capitale di rischio è uno strumento capace di trasformare la ricerca in un valore di mercato.
I settori che rientrano nel Deep Tech, si distinguono dal software tradizionale per Time to Market, dunque i tempi di sviluppo più lunghi e costosi, l’alto rischio e l’alto impatto. Ed è in questo contesto che il Venture Capital, e in particolare i fondi specializzati come United Ventures, giocano un ruolo cruciale. Scommettendo sul potenziale a lungo termine, permettono alle ricerche scientifiche di avere tempo prima di approdare sul mercato, a differenza delle banche che, chiedono garanzie basate su fatturati che spesso le startup non hanno. Interessante è sapere quanto influiscono i fondi VC nelle decisioni operative e come sia possibile riuscire a mantenere una propria impronta scientifica e di ricerca, pur avendo obiettivi di crescita imposti dal capitale di rischio. In merito a ciò il CEO di Aindo si esprime così:

In questo mondo di dice “be rich or be king”, se vuoi essere ricco vai per la strada dei Venture.[…] Chi investe nelle startup deep tech sa che la ricerca è la benzina di quello che poi sarà il prodotto, certo è che, la libertà di ricerca in ambito industriale è diversa dall’ambito accademico. Exploration, soluzioni, teorie e ricerche devono generare in pochi anni evidenze nel prodotto e ciò poi si deve tradurre in funzionalità. Ciò che penso è che: sì, è possibile continuare a fare ricerca, sì, è possibile mantenere un’impronta forte ma, tempi e focus sono ristretti a quello che poi si tradurrà nel prodotto che vendi.Il successo di Aindo non è isolato, è il risultato di un ecosistema che sta maturando: Incubatori e Technology Transfer Office (TTO) consentono alle grandi idee, spesso limitate negli ambienti universitari, di trasformare le scoperte in aziende. Il Venture Capital in questo scenario funge da “motore pubblico”, introducendo il primo importante investimento rassicura gli investitori privati, riducendo la percezione di rischio e alimentando altri finanziamenti.
Il Venture Capital in Italia sta dimostrando di essere, sì un erogatore di fondi ma, sopratutto  un alleato che fornisce la rete necessaria per scalare rapidamente le complesse tecnologie nate dalla nostra ricerca. L’operazione Aindo-United Ventures è un segnale forte: la vera frontiera dell’innovazione italiana non è solo nel digitale, ma nel Deep Tech che punta a risolvere sfide globali in modo radicale e dunque ciò si traduce, per l’Italia, non solo creare scale-up, ma anche assicurarsi un posto da protagonista nell’economia della conoscenza del futuro.

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