La metamorfosi della truffa storica sui nuovi mercati.
Truffe online: se ne parla quotidianamente ma come ci siamo arrivati? Tantissimi truffatori sono passati alla storia per aver fatto leva su un desiderio: investire senza rischi, guadagnare velocemente e senza troppo impegno. Dall’inizio del ’900 sono nate moltissime truffe, ma la più celebre è lo Schema Ponzi, di cosa si tratta? In poche parole, la vittima pensa di investire il proprio denaro, ma in realtà riceve dei pagamenti con i fondi versati dai nuovi investitori (tipico di uno schema piramidale). Il sistema regge finché gli investitori non cercano di liquidare il proprio denaro: quando questo non ritorna, lo schema crolla insieme ai risparmi degli investitori.
Charles Ponzi diede il nome a questo fenomeno e rese famosa la truffa durante gli anni ‘20. Sfruttando le differenze tra valute, promise rendimenti enormi su titoli internazionali, legale? Assolutamente sì peccato che questi titoli fossero inesistenti. Proposta attraente, investitori interessati e i primi riuscirono anche a percepire gli interessi grazie al capitale dei nuovi investitori, dopo 9 mesi crolla grazie alle rivelazioni di Barron sull’impossibilità finanziaria. Il sistema di Madoff, caso più noto, è invece più sofisticato. Fondata la sua prima società come broker, acquisisce in fretta una forte reputazione nei circoli finanziari. L’aspetto chiave che scopre Madoff è che, uno schema del genere associato a un’attività legale, nasconde egregiamente la truffa. Madoff operava infatti nel market making, un’attività lecita che garantisce liquidità al mercato e genera profitti attraverso lo spread. Il suo fondo di investimento promette rendimenti costanti tra il 10% e il 12% annui: un valore elevato, ma molto più credibile rispetto a truffe che promettono il 5% al mese. La sua affidabilità e la regolarità dei pagamenti hanno attratto una clientela esclusiva che finanziò la truffa fino al 2008, quando, insieme ai mercati, crollò l’impero Madoff.
Storie che sembrano lontane, appartenenti a un mondo diverso e con vittime diametralmente distanti da noi. Eppure questi sistemi sono attrattivi nella loro semplicità̀ e, se promossi da qualcuno percepito come affidabile, vengono considerati sicuri. Il telefinanziere Mendella tramite il suo network Retemia entra nelle case degli italiani, sprona i telespettatori a investire nelle sue società̀ promettendo guadagni superiori al 20% e attira testimonial come Alberto Sordi e Gina Lollobrigida. Nel frattempo, diversifica le proprie attività̀, spaziando dalla televisione alla politica, dalle assicurazioni allo sport, muovendo ingenti somme di denaro. Questo fino al 1990: la Consob (Commissione nazionale per le società̀ e la borsa) ferma le sue trasmissioni e la procura di Lucca gli contesta numerosi reati. Nonostante persista la fiducia dei suoi sostenitori, all’arrivo del mandato di arresto, dopo il quale tenterà̀ una fuga destinata a fallire.
Un aspetto interessante di questi modelli è che, nella loro semplicità, riescono ad adattarsi e a trovare un contesto anche oggi, soprattutto con l’avvento di criptovalute, NFT e nuovi linguaggi finanziari. Nel 2014 Ruža Ignatova fonda la società OneCoin e presenta una criptovaluta alternativa ai Bitcoin, apparentemente sicura e accessibile. Emergono però criticità legate alla mancanza di trasparenza e all’inesistenza della blockchain. Gli investimenti si auto-alimentavano grazie ai nuovi ingressi fino alla sua sparizione, ad oggi un mistero.
Nel panorama attuale, uno dei segnali più ricorrenti è l’uso dell’esclusività: si spinge il consumatore ad agire con urgenza per non perdere un’occasione vantaggiosa ma limitata, facendo leva sulla FOMO, la paura di rimanere esclusi da qualcosa di impattante, da una svolta. Decisioni prese su una base emotiva così forte non sono sempre vantaggiose per un consumatore, ma lo sono sempre per un truffatore.
I mezzi di comunicazione e il lavoro si sono evoluti: la gig economy, il lavoro da remoto e i social ampliano il bacino di persone coinvolte. Piccoli investitori privi di conoscenze approfondite si fidano e investono il loro surplus, attratti dall’idea di guadagni facili. Il fenomeno resta perfettamente al passo con l’evoluzione tecnologica, della comunicazione e dei mercati finanziari. Il consumatore è spesso costretto ad analizzare troppe informazioni e portato a confondere i segnali di allarme. Oggi i truffatori attirano le vittime sfruttando proprio il linguaggio della gig economy: “Guadagna 200€ al giorno mettendo like ai video“. Promettono libertà che nasconde la richiesta di versare una cauzione iniziale per sbloccare i guadagni: ci sono tutti gli elementi dello schema di Ponzi, è solo contestualizzato agli interessi di oggi.
Eppure queste promesse non annullano una verità granitica: gli investimenti comportano dei rischi che non sempre sono prevedibili da un consumatore senza la giusta formazione, e ammetterlo non piace in quanto implica non avere le giuste capacità per arrivare a un obiettivo. A fronte di questa situazione, e in un panorama socio-economico instabile come quello attuale, la Consob ha lanciato un’iniziativa a tutela dei risparmiatori sia con una campagna social, che con una piattaforma dedicata. Ci sono portali come ScamAdviser che permettono di verificare in tempo reale l’affidabilità di un sito prima di metterci un solo euro. In definitiva, è possibile investire anche senza essere esperti, purché ci si affidi a soggetti certificati, i soldi non crescono sugli alberi e un soggetto come il proprio consulente in banca saprà sempre fornire il consiglio giusto per un investimento migliore e sicuro.