Dalla terra al menù: la rivoluzione del food & beverage


L’intelligenza artificiale attraversa la filiera agroalimentare ottimizzando i costi e ridefinendo la competitività.

L’industria agroalimentare rappresenta un sistema cardine dell’economia del nostro Paese, registrando nel 2024 un fatturato di circa 700 miliardi di euro, pari quasi al 15% del valore totale dell’economia nazionale. Il valore aggiunto generato dal comparto agricoltura e industria alimentare ha raggiunto 81,9 miliardi di euro, corrispondenti a circa il 4,2% del PIL, percentuale che arriva a raggiungere il 15% del PIL considerando la filiera estesa. Oggigiorno, l’industria agroalimentare opera in un contesto competitivo e fortemente influenzato da variabili macroeconomiche legate ai costi di fattori produttivi quali materie prime ed energia; allo stesso tempo deve anche essere in grado di adottare soluzioni che garantiscano standard di qualità e tracciabilità del prodotto, nel rispetto dei principi di sostenibilità ambientale e transizione green. Pertanto, in tale scenario caratterizzato da un forte impatto su occupazione, commercio internazionale e sicurezza alimentare, l’intelligenza artificiale rappresenta uno degli elementi più innovativi e trasformativi degli ultimi decenni, in grado di presentare nuovi processi produttivi e modelli distributivi, fino ad arrivare all’individuazione delle strategie di marketing, capaci di rispondere correttamente e in modo efficace e tempestivo alle evoluzioni di mercato. 

Secondo l’analisi “Food & beverage workforce explorer” condotta da Bain & Company, l’introduzione dell’AI tra le aziende di food & beverage, soprattutto di largo consumo, determinerà un aumento della produttività pari al 20%, che equivarrebbe al lavoro svolto da circa 100 mila addetti. Lo studio evidenzia le forti potenzialità degli strumenti innovativi quali collaborative robots o Agentic Ai che riusciranno nel corso del tempo a ridisegnare il modo di fare impresa per ottenere entro il 2035 un incremento della produttività del 50%; si prevede, altresì, che i consumatori potranno interfacciarsi direttamente con tali sistemi virtuali. 

Il primo step della filiera: Agricoltura 4.0

Il primo settore in cui si può rilevare l’impatto dell’AI è quello relativo all’agricoltura, che rappresenta l’inizio della catena alimentare. Numerosi appaiono gli strumenti altamente tecnologici quali sensori IoT e droni che riescono, grazie a telecamere avanzate, a monitorare le condizioni del sottosuolo, la presenza dei nutrimenti o di eventuali elementi che possono determinare un danneggiamento della produzione. Le immagini catturate e i dati raccolti appaio molto utili agli agricoltori che possono adottare gli opportuni provvedimenti che prevedono la corretta pianificazione delle irrigazioni che, dal punto di vista economico, comporta una riduzione degli sprechi di acqua e di conseguenza dei costi operativi. Il risparmio in termini economici permette di effettuare investimenti che possano aumentare la produttività e di conseguire un vantaggio competitivo. 

Dalla terra alla fabbrica

Un ulteriore ambito in cui si rileva l’impatto strategico dell’AI è quello relativo all’industria di trasformazione, in cui le aziende devono essere in grado di trasformare gli input in output in modo efficace ed efficiente, riuscendo ad ottenere il maggior risultato con un impiego limitato di risorse e mezzi di approvvigionamento, garantendo la riduzione degli sprechi e al contempo gli elevati standard di qualità e sicurezza. L’automazione dei processi e l’implementazione dei sistemi di machine learning determina un incremento del margine industriale. 

Logistica, supply chain e marketing 

Tra le altre cose, l’AI interviene anche nell’ambito della logistica che rappresenta un nodo cruciale per il settore agroalimentare, migliorando la gestione delle scorte e la pianificazione dei trasporti, riuscendo in tal senso a soddisfare le aspettative dei consumatori. Le aziende con sistemi moderni e di implementazione di sistemi di intelligenza artificiale possono ridurre i costi di stoccaggio, ottimizzare i flussi e minimizzare le perdite dei prodotti deperibili attraverso lo studio previsionale della domanda. 

Infine, l’AI è in grado di analizzare i dati di vendita e le abitudini di tutti i consumatori, proponendo prodotti personalizzati e campagne di marketing mirate. In questo modo le aziende riescono ad intercettare in modo corretto i bisogni dei clienti, proponendo in modo consapevole la soluzione più adatta alle proprie esigenze, aumentando la fidelizzazione e stimolando consumi ripetuti che impattano direttamente sul fatturato. 

Ristorazione e AI – Menu Intel

L’intelligenza artificiale finisce anche sui tavoli dei ristoranti. Unilever Food Solution ha ideato un’applicazione – “Menu Intel” – che utilizza l’AI per intercettare le nuove tendenze della ristorazione italiana. L’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore evidenzia come l’app utilizzi un doppio livello di analisi dei dati: da un lato esamina i menù pubblicati online dai ristoranti, dall’altro incrocia i dati reali di vendita forniti dai grossisti. Questo permette di individuare in modo preciso le tendenze emergenti nel mercato della ristorazione. La sperimentazione, condotta su 1.200 ristoratori in Trentino-Alto Adige e a Roma, ha evidenziato differenze territoriali ma anche un elemento comune: maggiore attenzione a intolleranze e allergie. Sono emersi quattro trend principali: rivisitazione della tradizione italiana, rilancio dello street food, tenuta del fine dining e crescita della cucina “oltrefrontiera”, basata sulla contaminazione tra culture gastronomiche. Le soluzioni proposte possono abbattere le spese fino al 25%, un risultato significativo per un settore che in Italia vale circa 82 miliardi di euro.In conclusione, si può ritenere che l’intelligenza artificiale stia ridefinendo non soltanto l’industria alimentare ma anche tutto il mondo del food & beverage, diventando uno strumento strategico in grado di combinare efficienza, innovazione e sostenibilità, risultando così la chiave per il futuro.

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