Competenze che contano: l’impatto dell’associazionismo nel mondo del lavoro


In un mondo in costante evoluzione come quello in cui viviamo oggi, a cambiare sono anche le richieste dei datori di lavoro: a fare la differenza al momento della selezione del proprio personale sono infatti le conoscenze pratiche e le skills acquisite durante la carriera universitaria. Dall’altro lato, sono sempre più i giovani che, non accontentandosi più delle nozioni acquisite dai manuali, ricercano esperienze extracurriculari che possano arricchirli, sottoporli a nuove sfide e far loro acquisire nuove competenze spendibili nel mondo del lavoro.

È proprio nel panorama appena raffigurato che si inseriscono le associazioni studentesche ed il valore aggiunto che l’esperienza all’interno di una di queste può apportare al proprio curriculum.

Il valore professionale dell’associazionismo

All’interno del panorama dell’associazionismo giovanile si distinguono le Junior Enterprises, (da qui in avanti, JEs), organizzazioni no profit che si prefiggono l’obiettivo di abbattere il divario che esiste tra le competenze meramente teoriche, acquisite attraverso lo studio all’interno delle aule universitarie, e quelle pratiche richieste invece dal mondo del lavoro. A raccontare meglio questa realtà è Diego Melendez: nato a Palermo, laureato in Studi Internazionali presso l’Università di Trento ed ex associato di JETN (Junior Enterprise Trento), ora ricopre il ruolo di Segretario e Direttore Generale di JEItaly, il network italiano delle Junior Enterprises.

“Ad oggi, le aziende non cercano solo il 110 e lode all’università ma le competenze teoriche devono sempre essere accompagnate da esperienze pratiche come stage oppure l’esperienza all’interno di una Junior Enterprise” racconta Diego. Le JEs sono infatti associazioni che aiutano gli studenti a formarsi affinché, in futuro, possano diventare figure professionali competenti e leader nel mondo del lavoro.

Diego, ormai all’interno del mondo associazionistico da qualche anno, ha descritto come una simile esperienza possa aiutare a stringere una rete di contatti professionali, spendibili poi una volta terminati gli studi: “partecipando ai numerosi eventi di network annuali delle JEs, questa esperienza mi ha dato l’opportunità di costruire un network di solide conoscenze che spaziano dai partner che credono nel network italiano delle Junior Enterprises ad attori privati e pubblici, come medie e grandi imprese, professionisti del settore della consulenza; non mancano poi i contatti con rappresentanti istituzionali e governativi. Tutto ciò sarà molto utile per il mio futuro professionale”.

Se c’è una cosa che ancora allontana l’associazionismo dal mondo del lavoro, in positivo però, è che, oltre ad imparare, in queste comunità studentesche è ammesso e concesso sbagliare. “Nonostante questa differenza, reputo che le JEs possano davvero essere un buon modo per approcciarsi al mondo del lavoro cominciando ad assumersi delle responsabilità, cosa che, per un ragazzo di 22 anni credo sia una sfida assai stimolante”.

Il valore personale dell’associazionismo

L’esperienza all’interno di un’associazione è molto completa, rivelandosi uno strumento utile per poter individuare l’ambito lavorativo a sé più affine già durante gli anni di studio accademico. L’esperienza di Diego ne è un perfetto esempio: iscrittosi all’Università con il sogno di diventare ambasciatore, entrato poi in JETN spinto dal “bisogno di fare qualcosa di pratico”, grazie al suo percorso nell’ambito HR, di cui è stato responsabile d’area in JETN appunto, ha poi deciso di indirizzare la propria carriera professionale proprio nell’ambito delle risorse umane. “Il network delle JEs mi ha fin da subito messo di fronte a delle sfide, spingendomi a dare sempre il meglio: sono stato Project Manager di un importante evento, il Business Game del Triveneto, alla cui realizzazione ha lavorato un team di 15 associati. Ora mi trovo a rappresentare 1800 studenti motivati e intraprendenti provenienti da tutta l’ltalia”.

Una simile esperienza insegna anche a scindere tra vita personale e professionale, ad affrontare il confronto con l’altro, con chi la pensa diversamente. Le hard e soft skills, oggigiorno sempre più richieste dal mondo del lavoro, che ogni associato sviluppa sono innumerevoli: “per quanto riguarda le soft skills, ritengo di aver acquisito la capacità di pensiero critico, di gestione di un team ma soprattutto la capacità di portare a termine più tasks contemporaneamente”.

L’associazionismo però non è “solo” professionalizzante, bensì è un mezzo per mettersi in discussione e conoscere meglio sé stessi, i propri punti di forza e di debolezza: è un processo immersivo di crescita individuale a 360 gradi. “Pensando all’inizio degli anni universitari, trovo un Diego totalmente nuovo e cresciuto: grazie alle JEs ho superato i miei limiti, ho imparato a credere di più in me stesso e nelle mie potenzialità. Sono riuscito ad uscire dalla mia comfort zone e a diventare una persona più estroversa e con una sempre maggiore voglia di imparare”.

Dovendo descrivere in una parola il proprio percorso nell’associazionismo Diego ha scelto il termine crescita: “sia sotto il punto di vista professionale, poiché ho cominciato a sviluppare importanti soft e hard skills utili nel mondo del lavoro, sia sotto il profilo personale modificando in maniera significativa la mia visione degli anni universitari e delle mie relazioni interpersonali”.

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