La nuova frontiera dell’oncologia


Il contributo decisivo del venture capital nella ricerca.

Per anni il cancro è stato raccontato e percepito come una malattia lontana, confinata nelle statistiche di qualcun altro, appartenente a corpi altrui e ridotta a occasionali pagine di cronaca. Oggi questa distanza si è drasticamente ridotta, e il senso di sollievo che spesso si provava nel considerarla una realtà quasi “da film” inizia a sgretolarsi di fronte ai numeri forniti dalle analisi epidemiologiche. 

Le statistiche, però, non bastano da sole a descrivere una situazione estremamente complessa. Da un lato, l’aspettativa di vita dopo una diagnosi di tumore è in costante aumento grazie ai progressi della medicina; dall’altro, si osserva un incremento dei casi tra i giovani. Un ruolo fondamentale è giocato anche dall’aumento degli screening, sempre più centrali in una sanità che punta sulla prevenzione come miglior strumento di cura. Ne emerge un quadro che incoraggia per i risultati raggiunti, ma che allo stesso tempo non consente più di sottovalutare il problema. 

Dal punto di vista biologico, il cancro è una patologia complessa e subdola, caratterizzata da una proliferazione cellulare incontrollata e spesso legata a mutazioni genetiche difficili da correggere. La principale sfida terapeutica consiste nel colpire le cellule tumorali senza danneggiare quelle sane, evitando effetti collaterali significativi. 

Quando prevenzione e diagnosi precoce non sono sufficienti, il trattamento farmacologico diventa inevitabile. In questo scenario si inserisce la chemioterapia, termine introdotto all’inizio del Novecento dal premio Nobel per la medicina Paul Ehrlich per indicare l’uso di composti chimici selettivi contro agenti patogeni. Da allora, le terapie antitumorali si sono evolute profondamente: dai primi farmaci altamente tossici, capaci di danneggiare il DNA cellulare in modo indiscriminato, si è passati a molecole sempre più mirate, in grado di interferire con enzimi e proteine coinvolti nella replicazione del DNA, bloccando la proliferazione della cellula malata alla radice.

Oggi molti di questi trattamenti rientrano nell’ambito della cosiddetta medicina personalizzata, considerata una delle principali prospettive future dell’oncologia. Questo approccio permette di adattare le terapie alle caratteristiche biologiche del singolo paziente e del tumore, aumentando l’efficacia dei trattamenti e riducendo gli effetti collaterali. Un esempio significativo è rappresentato dagli ADC (Antibody-Drug Conjugates), coniugati anticorpo-farmaco che uniscono un anticorpo capace di riconoscere selettivamente le cellule tumorali a un potente agente chemioterapico, veicolato direttamente sul bersaglio. 

Lo sviluppo di queste terapie altamente innovative richiede investimenti ingenti e tempi lunghi, rendendo fondamentale il contributo di soggetti in grado di sostenere la ricerca nelle sue fasi più rischiose. In questo contesto si inseriscono realtà come Angelini Ventures, fondo di venture capital di Angelini Industries, gruppo industriale italiano storico, attivo nel settore della salute. Nel 2025 ha partecipato al finanziamento della società biofarmaceutica francese Adcytherix, impegnata nello sviluppo di nuovi coniugati anticorpo-farmaco, con un focus sul trattamento di tumori resistenti alle terapie attualmente disponibili. Attraverso operazioni di questo tipo, i fondi di investimento contribuiscono in modo concreto ad accelerare il passaggio dalla ricerca preclinica alla sperimentazione clinica. Il finanziamento privato diventa così un elemento strategico per trasformare i progressi scientifici in terapie accessibili, rafforzando il legame tra ricerca biomedica, industria farmaceutica e medicina di precisione.

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