L’AI COME GUIDA TURISTICA?


L’hanno creata due giovani a soli 21 anni: si chiama “CICERO”

Alessandro e Tommaso D’Urso, gemelli e studenti universitari a Milano, sono i fondatori di Cicero, l’app che promette di rivoluzionare il modo in cui scopriamo le città. 

La loro idea nasce a fine 2024, Alessandro, studente di Economia alla Cattolica e Tommaso, Ingegneria Matematica al Politecnico di Milano. 

Dopo aver sviluppato un MVP (Minimum Viable Product), in soli sei mesi raggiungono un traguardo impressionante: 100.000 download, segno evidente che la loro idea funziona. 

A Luglio 2025 Cicero viene scelto come partner ufficiale del Giubileo dei giovani. L’App accompagna migliaia di pellegrini alla scoperta dei principali monumenti di Roma, confermandosi come strumento utile e accessibile. 

Ma come funziona Cicero? 

Cicero è un’App gratuita che trasforma ogni viaggio in un’esperienza culturale. Basta un click per essere guidati verso un monumento e ascoltare la sua storia, narrata da una voce generata dall’Intelligenza Artificiale, coinvolgente e disponibile in tutte le lingue. Il suo punto di forza? Rendere l’arte e la cultura accessibili a tutti, in modo pratico, dinamico e mai noioso. 

Il modello di business è sia B2C che B2B. Oltre agli utenti individuali, Cicero si rivolge a Comuni ed Istituzioni, offrendo un servizio che valorizza il patrimonio culturale e promuove il turismo locale. 

Il prossimo step sarà quello di coinvolgere gli studenti della facoltà di Storia dell’Arte dell’Università La Sapienza di Roma, offrendo loro la possibilità di svolgere un tirocinio scrivendo i contenuti per l’applicazione. Gli stessi contenuti verranno raccontati dalla voce dell’AI che Alessandro e Tommaso promettono di rendere sempre più coinvolgente e realistica. 

Cicero non è solo un’App, è anche frutto di un’idea interessante ed innovativa, un ponte tra tecnologia e cultura, pensato da giovani, per tutti.

Per approfondire il progetto, ho intervistato direttamente i fondatori, Alessandro e Tommaso D’Urso:

Come è nata l’idea di Cicero?

L’idea di Cicero nasce durante una vacanza vicino a Parigi, davanti a una chiesa straordinaria ma priva di qualsiasi spiegazione accessibile. In un’epoca dominata dalla tecnologia, abbiamo trovato assurdo che luoghi così ricchi di storia restassero “inermi” per chi li visita. Da lì l’intuizione: usare il digitale per restituire voce e significato al patrimonio culturale, nel momento stesso in cui viene vissuto.

Qual è il problema che volevate risolvere e perché avete pensato proprio al settore del turismo?

Siamo cresciuti a Roma, abbiamo visto milioni di turisti osservare monumenti iconici senza però capirli davvero. Gli strumenti tradizionali, guide e audio guide risultano spesso rigidi, poco personalizzati e distanti dalle aspettative digitali attuali. Mentre il travel è stato rivoluzionato in quasi ogni aspetto, la cultura è rimasta indietro: l’aspetto più significativo del viaggio è oggi l’elemento meno innovato.

Cosa rende Cicero diverso dalle altre App o da altre soluzioni presenti sul mercato?

Cicero non è una semplice app, ma un ecosistema condiviso. Invece di esperienze isolate, crea una rete di luoghi culturali interconnessi, aumentando visibilità e valore per tutti. Inoltre, punta sulla personalizzazione: non una sola storia per tutti, ma racconti diversi in base agli interessi, alla sensibilità e al contesto di ogni utente.

Come è stato costruire una startup da giovanissimi? Quali sono state le sfide principali?

È stato entusiasmante e complesso allo stesso tempo. La sfida principale è stata imparare rapidamente, soprattutto dagli errori. Essere giovani ha significato muoversi spesso in territori sconosciuti, ma anche avere la libertà di sperimentare, correggere e crescere velocemente.

Quanto conta l’intelligenza artificiale nel funzionamento di Cicero? In che modo la utilizzate?

L’AI è uno strumento centrale, ma non il fine. Serve a personalizzare i contenuti, migliorare l’esperienza utente e rendere il progetto scalabile, senza sacrificare la qualità narrativa. L’obiettivo è amplificare il racconto umano, non sostituirlo.

In futuro vedete Cicero espandersi anche fuori dall’Italia?

Sì. Siamo partiti dall’Italia perché siamo romani, ed è stato naturale iniziare da casa, anche grazie al Giubileo. Ma il modello è pensato per essere adattabile ovunque: il bisogno di storie e significato è universale.

Qual è stato il feedback più bello o sorprendente ricevuto finora?

Quando qualcuno ci ha detto: “Sono passato mille volte davanti a quel posto, ma è la prima volta che l’ho davvero capito”.

So che avete in programma di includere nel vostro progetto degli studenti universitari…perché?

Perché crediamo che gli studenti abbiano una creatività e un dinamismo fondamentali per imparare a raccontare davvero una storia. Sono spesso i primi a capire quando un racconto rischia di essere noioso o distante, e hanno la sensibilità giusta per trovare linguaggi più vivi e coinvolgenti.

Con Cicero, Alessandro e Tommaso D’Urso dimostrano che con una buona idea, passione e determinazione, anche due ragazzi di 21 anni possono cambiare il modo in cui viviamo il turismo. Il loro percorso è solo all’inizio, ma promette di lasciare un’impronta duratura nel mondo delle esperienze culturali.

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