L’era dei mercati predittivi: dove la verità non si cerca tra gli esperti, ma si quota sull’order book
Dai vincitori degli Oscar alle future mosse della Casa Bianca, dai nuovi presidenti eletti in Vietnam, Thailandia e Costa Rica alle temperature che Miami toccherà nel Febbraio 2026: su Polymarket, tutto diventa scommessa. Ma questa non è una storia solo di scommesse, è molto di più.
Lanciata nel 2020, Polymarket, il più grande prediction market al mondo, si presenta come piattaforma in cui gli utenti vendono e comprano shares (probability token) sugli eventi che li circondano, dallo sport all’attualità politica, scommettendo sulla base della proprie aspettative personali.
In questo mercato, i trader acquistano e vendono contratti finanziari (scommesse) direttamente con altri trader o con market maker che si propongono come controparti, senza mai operare contro un’entità centralizzata o il tradizionale “banco”. Il payoff del contratto è normalizzato a 1; di conseguenza, il suo prezzo può essere interpretato come la probabilità implicita — aggiustata per il rischio — che l’evento sottostante si realizzi. Polymarket opera come un continuous double-auction market, in cui un order book centralizzato aggrega ordini limite e a mercato provenienti da entrambi i lati del mercato. Il processo di price discovery è quindi guidato dal flusso degli ordini e dall’interazione tra gli utenti, producendo prezzi che incorporano dinamicamente il sentimento collettivo e le informazioni private.
Ed è qui che non diventa più una questione di scommesse, ma di informazione. Quando migliaia di persone sono pronte a scommettere il proprio denaro, ognuno motivato dal potenziale profitto, si arriva a previsioni estremamente affidabili. Questo rende i mercati predittivi uno strumento eccellente per valutare in tempo reale le probabilità di eventi futuri. I sondaggi, i pareri degli esperti, o i rapporti ufficiali diventano obsoleti e superati. La dinamicità di questi nuovi mercati, invece, permette di collezionare un’ampia quantità di informazioni altrimenti irraggiungibili: intercettano indiscrezioni, segnali interni o piccole variazioni di tendenza che sfuggono ai modelli tradizionali. Le istituzioni semplicemente non sono strutturate per tale velocità. Mentre un sondaggio impiega giorni per elaborare i dati e le redazioni restano bloccate in attesa di verifiche ufficiali e gli analisti dipendono da dati che guardano al passato, il mercato vive già nel futuro.
Il panorama dei mercati predittivi solleva, però, non poche perplessità: bloccata in molti paesi per mancanza di conformità con le regolamentazioni vigenti, Polymarket rimane una piattaforma leader nei mercati predittivi, che porta con sé interrogativi etici e strutturali non indifferenti.
Primo fra tutti, appare il problema dell’Insider Trading, che, con mancanza di procedure e norme ad hoc, la piattaforma non impedisce. Sarebbe lo stesso sito, infatti, ad incoraggiare gli utenti informati all’utilizzo delle rispettive conoscenze per trarne profitto e migliorare l’accuratezza del mercato stesso.
A far discutere è anche una questione di poteri: nei mercati predittivi il voto non risulta uguale per tutti, perché i grandi investitori, le cosiddette “balene”, disponendo di più capitale, hanno la possibilità di influenzare le probabilità con scommesse massicce. Spesso, l’obiettivo di questi non è il profitto immediato, ma la creazione di una narrativa.
Ad esempio, se un grande donatore punta milioni sulla vittoria di un candidato, le probabilità di quest’ultimo schizzano verso l’alto. I media, affamati di dati in tempo reale, riportano il balzo come un segnale di slancio politico. Si crea così un effetto bandwagon: l’opinione pubblica viene influenzata da un movimento di mercato che non riflette un cambiamento nel sentimento popolare, ma solo la volontà di un singolo attore.
Oppure, attraverso bot e account multipli, alcuni utenti scambiano tra loro la stessa posizione, gonfiando artificialmente i volumi di scambio.
Questa pratica crea una falsa percezione di liquidità e interesse. Un mercato che appare dinamico e frequentato attira scommettitori reali, convinti di trovarsi di fronte a una previsione solida e testata da migliaia di persone. In realtà, si tratta di un “gioco di specchi” dove il volume è fittizio e l’affidabilità del dato è nulla.
Pone interrogativi anche il tema dell’eticità degli argomenti trattati: quanto scommettere sulle catastrofi naturali, guerre o sulla salute di personaggi pubblici sia consentito e quanto invece sollevi pesanti questioni morali? A rendere ancora più evidente l’ambiguità del sistema è un caso limite diventato virale: la scommessa sulla venuta di Gesù entro la fine del 2026. Nonostante Polymarket preveda solitamente clausole specifiche per decretare l’avverarsi di un evento, la risoluzione in questo caso appare confusa. Il quesito “Gesù si paleserà nel 2026?” è attualmente quotato con un misero 3% sul “Sì”. L’aspetto quasi paradossale e ironico risiede nelle conseguenze finanziarie che ne derivano: scommettendo sul “No”, fatte salve le oscillazioni tra la valuta della piattaforma e il dollaro, si può ambire a un ritorno del 3% circa, senza commissioni d’intermediazione.
Ma come osservano con amara ironia alcuni utenti, qualora la scommessa dovesse risultare perdente a causa dell’effettivo ritorno del messia, la perdita finanziaria sarebbe certamente l’ultimo dei problemi per l’umanità.
Al netto di queste considerazioni, in un mondo in continuo cambiamento, travolto costantemente dalle più disparate informazioni, avere previsioni aggiornate in tempo reale si rivela sempre più uno strumento fondamentale quanto pericoloso. L’affidabilità delle informazioni non è più l’interrogativo principale,ma: chi sarà in grado di gestirle?