Ma quanto vale davvero la nostra attenzione in un mondo che comunica senza sosta? E chi la sta conquistando?
E’ una domanda che noi ci poniamo spesso. Da un lato in quanto persone che vivono immerse in un flusso continuo di messaggi, notifiche e stimoli; dall’altro come giovani che si affacciano al mondo della comunicazione e provano a capirne le dinamiche. Perché se è vero che siamo tutti destinatari di messaggi, è altrettanto vero che qualcuno, ogni giorno, lavora per conquistare anche solo pochi secondi della nostra attenzione.
In quanto riceventi, e in un certo senso bersagli della comunicazione, ogni giorno concediamo il nostro tempo a contenuti che hanno un unico obiettivo: farsi notare.
Spesso lo facciamo senza rendercene conto ma il vero problema è che la nostra attenzione oggi si divide continuamente, rendendo sempre più difficile concentrarsi su un singolo messaggio.
Eppure non è sempre stato così. Nel corso della storia il passaggio dalla semplice comunicazione alla pubblicità come la conosciamo oggi ha seguito da vicino l’evolversi dei media e delle nuove tecnologie. All’inizio, la pubblicità nasceva come pura informazione: semplice, diretta, esclusivamente funzionale. Serviva a segnalare l’esistenza di un prodotto o di un servizio, senza bisogno di costruire narrazioni complesse o strategie elaborate. Il messaggio era chiaro, inserito in un contesto in cui il numero di stimoli era limitato: bastava esserci per essere visti.
Con il tempo, però, l’aumento dei mezzi di comunicazione e la loro diffusione capillare hanno cambiato radicalmente lo scenario e il modo di fruire i contenuti. Dalla stampa alla radio, dalla televisione fino al digitale e ai social network, la comunicazione è diventata sempre più veloce, visiva e interattiva. Non si è trattato più soltanto di trasmettere un messaggio, ma di raccontare storie, suscitare emozioni e costruire un’esperienza. La pubblicità ha iniziato così a parlare non solo dei prodotti, ma anche dei valori, dello stile di vita e dell’identità dei brand, adattandosi ai nuovi linguaggi e ai nuovi canali.
Oggi viviamo in una società iper-stimolata, in cui la pubblicità è una presenza costante e quasi inevitabile, e in cui la comunicazione commerciale è in continua evoluzione, alla ricerca di uno spazio in un contesto in cui l’attenzione disponibile è sempre meno. La comunicazione contemporanea è veloce e immediata: un flusso continuo di messaggi e conversazioni che pervade la nostra quotidianità, influenzando le nostre scelte, i nostri comportamenti e il modo in cui percepiamo la realtà. Anche quando ci sentiamo liberi e consapevoli, esiste una forte componente di persuasione in ciò che leggiamo e osserviamo ogni giorno, che agisce proprio mentre pensiamo di non farci caso
Siamo totalmente immersi in una realtà ricca di messaggi, da quando apriamo gli occhi a quando li chiudiamo la sera.Qualunque strada percorriamo durante il giorno, qualunque edificio abitiamo, troveremo sempre qualcuno che sta pagando per la nostra attenzione.
Ed è proprio per questo che, nel tempo, il valore e la complessità di quest’ultima sono aumentati sempre di più.
Assorbiamo meno informazioni e i messaggi, se non sono davvero distintivi, faticano a rimanere impressi a causa del contesto fortemente affollato e competitivo. Noi stesse ci siamo rese conto di come la capacità di prestare attenzione, in un contesto in cui le informazioni sono ovunque, sia diventata una risorsa sempre più limitata. Spesso consumiamo contenuti in modo rapido e frammentato, senza soffermarci davvero su ciò che stiamo guardando o leggendo.
L’attenzione dunque, è diventata il motore per cui tutto comunica e tutto cerca di raggiungerci. Questa corsa all’attenzione ha un costo elevato, tanto da poter essere considerata oggi un vero e proprio investimento. Le aziende lo hanno capito e hanno cambiato il loro modo di comunicare: non si tratta più solo di vendere subito, ma di costruire relazioni nel tempo, basate su fiducia, ascolto e coinvolgimento.
L’attenzione ha assunto così un valore economico reale. E’ diventata una risorsa misurabile, quasi una nuova ‘’valuta’’. In questo scenario anche la pubblicità ha cambiato significato: da semplice costo a investimento strategico capace di generare crescita, clienti e valore . Questo cambio di prospettiva apre la strada a modelli più innovativi, come il Media for Equity, che dimostrano come oggi l’attenzione non sia solo qualcosa da catturare, ma soprattutto da meritare.
Il media for equity è infatti un modello di investimento in cui lo spazio pubblicitario non viene pagato in denaro, ma in quote di capitale. In questo modo, una start up o un’azienda in crescita ottiene visibilità sui media e , in cambio, cede una parte della propria equity. La comunicazione non è più solo una spesa ma diventa un vero e proprio asset strategico capace di sostenere la crescita del brand nel medio-lungo periodo.I protagonisti di questo modello sono realtà giovani, con alto potenziale ma risorse limitate, che possono così contare su una comunicazione strutturata e di qualità. Allo stesso tempo, i gruppi media che investono in queste aziende traggono beneficio dalla loro crescita e dall’aumento di valore delle quote detenute.
Questo è un esempio estremamente attuale dell’importanza che l’attenzione e la visibilità, declinate nelle forme di pubblicità odierne, hanno assunto nel mercato di oggi. Investimenti che vanno oltre i tradizionali spazi online e offline, arrivando a scambiare vere e proprie quote d’impresa. È solo un punto di partenza, una riflessione che apre a molte altre domande: fino a che punto si potrà spingere l’esposizione mediatica? Quali saranno le barriere, fisiche e psicologiche, con cui ci confronteremo nella costruzione della comunicazione di domani?
Noi stesse, pur essendo native digitali ci rendiamo conto di quanto possa essere complicato rispondere a questi interrogativi, ma speriamo un giorno di poter contribuire a dare delle risposte in modo creativo , innovativo e, soprattutto , curioso.
SITOGRAFIA
L’attenzione è il nuovo parametro di valore per gli investimenti pubblicitari
https://www.fixagency.it/pubblicita-non-costo-ma-investimento
Herbert A. Simon, Designing Organizations for an Information-Rich World
(per il concetto: “quando l’informazione abbonda, l’attenzione scarseggia”)