Venture Capital in Italia


Prospettive Future e Benefici per la Medicina.

Il capitale di rischio, noto anche come venture capital o venture cap, è una forma di investimento finalizzata a sostenere l’avvio o la crescita di imprese operanti in settori ad alto potenziale di sviluppo e innovazione. I destinatari sono società non quotate, incluse le startup, che ricevono non solo risorse finanziarie ma anche competenze strategiche, supporto manageriale e accesso a network qualificati, elementi cruciali per la crescita e la scalabilità.

Si tratta di investimenti intrinsecamente rischiosi, spesso non affrontabili dal credito bancario tradizionale a causa di strutture ancora instabili o dell’assenza di una storia creditizia consolidata. In questo modello, il rischio implica che, in caso di insuccesso del progetto, gli investitori possano perdere interamente il capitale investito. È questa stessa logica di investimento, tuttavia, che rende il venture capital uno strumento chiave per trasformare ricerca, innovazione e visione imprenditoriale in prodotti concreti e impatti reali.

Il panorama italiano: numeri, dinamiche e incentivi

Negli ultimi anni il mercato del venture capital in Italia ha vissuto un’evoluzione significativa. Il 2022 ha segnato un punto di svolta: gli investimenti in startup hanno superato i 2,3 miliardi di euro, distribuiti su 192 operazioni, con una crescita di circa +68% rispetto al 2021, registrando un record storico per il Paese. Un segnale particolarmente rilevante è arrivato dall’estero: i capitali internazionali hanno superato 1 miliardo di euro, indicando una crescente fiducia verso l’ecosistema economico italiano. Tuttavia, il quadro resta complesso. Nel periodo 2021–2023, gli investimenti italiani in venture capital sono stati circa un quinto di quelli di Francia e Germania. Un divario che riflette un mercato con meno progetti innovativi e maggiori difficoltà nelle exit, ovvero nella capacità per gli investitori di realizzare ritorni significativi.

Per sostenere un flusso di capitali più ampio e stabile, l’Italia ha progressivamente rafforzato il proprio apparato normativo. Dallo Startup Act, che prevede detrazioni del 30% sugli investimenti in startup innovative, si è arrivati alla recente misura de minimis, che dal 2025 introduce detrazioni IRPEF fino al 65% per gli investitori individuali in capitale di rischio. Accanto agli incentivi fiscali, strumenti come il Fondo di Garanzia PMI e il programma Smart&Start Italia contribuiscono a ridurre rischi e ostacoli burocratici, facilitando l’accesso alle risorse per le nuove imprese innovative. A rafforzare ulteriormente il quadro, nel dicembre 2025 la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e Angelini Ventures hanno siglato un accordo da 150 milioni di euro destinato a investimenti in startup europee nei settori biotech, medtech e digital health. Si tratta della prima collaborazione della BEI con un fondo di corporate venture capital nel settore healthcare, con l’obiettivo di rafforzare le fasi iniziali di sviluppo delle imprese innovative.

MedTech: la nuova frontiera del venture capital italiano

Tra i settori in più rapida crescita nell’attuale mercato degli investimenti in capitale di rischio spicca il MedTech/biotech, dove il venture capital non agisce come semplice acceleratore d’impresa, ma come leva diretta per il progresso clinico, trattandosi di un comparto caratterizzato da tempi di sviluppo lunghi, costi elevati e complessità regolatorie.

Secondo i report più recenti, nel 2025 il settore medtech europeo ha attratto investimenti per diversi miliardi di dollari e, in Italia, il comparto healthcare ha rappresentato oltre il 14% dei capitali di venture capital raccolti nel primo semestre dell’anno, confermando la centralità strategica della sanità nell’innovazione tecnologica.

In questo contesto, due casi italiani mostrano in modo emblematico la portata trasformativa degli investimenti nel settore.

  • AAVantgarde Bio è una biotech nata come spin-off dell’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (TIGEM), focalizzata sullo sviluppo di piattaforme avanzate di terapia genica per malattie ereditarie della retina, come la malattia di Stargardt e la sindrome di Usher di tipo 1B, patologie per le quali oggi non esistono cure risolutive.
    Nel 2023 la società ha raccolto 61 milioni di euro per sostenere il passaggio dalla ricerca preclinica alle prime sperimentazioni sull’uomo; nel novembre 2025 ha poi chiuso un ulteriore finanziamento da 141 milioni di dollari con investitori internazionali, destinato a supportare trial clinici avanzati e ad avvicinare lo sviluppo delle terapie alla validazione clinica. L’obiettivo dichiarato è superare uno dei principali limiti della terapia genica tradizionale, la capacità di trasportare geni di grandi dimensioni, rispondendo a bisogni medici oggi ancora insoddisfatti.
  • Allotex è una realtà medtech italo-americana che sta sviluppando un trattamento innovativo per presbiopia e ipermetropia basato sull’utilizzo di tessuto corneale allogenico. Nel 2023 la startup ha raccolto 30 milioni di dollari in un round di finanziamento guidato da fondi specializzati come KCK Medtech e Panakès Partners, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo clinico della tecnologia, l’ingresso nel mercato europeo e l’avvio delle sperimentazioni cliniche negli Stati Uniti, un passaggio chiave per l’accesso a uno dei mercati sanitari più rilevanti al mondo.

Questi esempi non raccontano soltanto cifre, ma mostrano come il venture capital renda possibile l’ingresso di soluzioni mediche che fino a pochi anni fa sembravano irrealizzabili, accelerando il passaggio dalla ricerca al letto del paziente e riducendo la distanza tra innovazione scientifica e pratica clinica.

Il venture capital come leva di sviluppo strutturale

Il venture capital si conferma dunque un motore essenziale del progresso tecnologico ed economico e, nel contesto italiano, sta finalmente raggiungendo la massa critica necessaria per incidere in modo strutturale. I benefici potenziali sono rilevanti: nuove imprese capaci di competere su scala globale, maggiore occupazione qualificata, un trasferimento tecnologico più efficace dalla ricerca all’industria e, soprattutto, ricadute concrete sulla qualità della vita dei cittadini. In ambito sanitario, questo si traduce nell’accelerazione dell’accesso a terapie innovative, nel rafforzamento della sostenibilità del sistema e nella capacità di rispondere a bisogni clinici ancora insoddisfatti.

Affinché questo circolo virtuoso si consolidi, saranno determinanti politiche lungimiranti e una cultura dell’innovazione che riconosca il valore del rischio (e del fallimento) come parte integrante del processo imprenditoriale. Se istituzioni, investitori e comunità tecnologica sapranno continuare a muoversi in modo coordinato, il venture capital rappresenterà uno degli strumenti chiave attraverso cui l’Italia potrà convertire il proprio capitale scientifico e creativo in valore economico e sociale duraturo.

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